“La corsa ad accumulare profitti in poco tempo ha messo in ginocchio la finanza globale e minaccia la sopravvivenza del pianeta. Il sistema è al collasso. Dobbiamo rallentare.” (Carleen Hawn, Ode, Stati Uniti) E’ una verità scomoda ma il modello della crescita illimitata non sarà la scelta vincente per il futuro. Perchè?
I difensori della crescita illimitata sono convinti che la creatività e la capacità produttiva dell’uomo non abbia limiti e che il nostro sistema economico è un mezzo necessario per sradicare la povertà. Si sente dire che se esauriremo le nostre risorse ne troveremo delle altre, se finiranno anche le altre andremo nello spazio, l’universo è una risorsa potenzialmente infinita, la tecnologia ci salverà da qualsiasi problema e porterà il benessere a tutta la popolazione terrestre.
Ci sono esempi nella storia dell’uomo che si possono porre a dimostrazione di questa tesi: ad esempio l’alluminio come metallo estraibile dalla bauxite è stato scoperto solo a metà dell’800, così come gli utilizzi del tungsteno sono relativamente recenti, poi al giorno d’oggi gli sviluppi nel campo della chimica dei materiali sono notevoli. Effettivamente ciò che in passato e fino ad oggi non è stato considerato come una risorsa, potrebbe facilmente diventarlo in futuro.
Ragionando in questi termini possiamo dire che tra tutte le risorse presenti nel pianeta quelle che realmente conosciamo sono solo 1/3, perchè probabilmente non conosciamo tutti i materiali che avranno a disposizione le generazioni future. Tra quelle note possiamo dire che solo 1/3 sono le riserve; di queste a causa delle attuali conoscenze tecniche solo 1/3 sono utilizzabili e solo 1/3 sono già state utilizzate. Se poi consideriamo l’intero universo le possibilità di reperimento delle risorse è illimitata.
Da questo quadro sembra che i quantitativi presenti siano enormi e sicuramente sufficienti fino alla fine dei tempi. In termini geologici questo è vero, ma in termini di sostenibilità, no! La verità è che dipendiamo dalla nostra biosfera e stiamo privando le generazioni future della stessa accessibilità alle risorse che noi abbiamo ora.
Senza guardare troppo lontano già sappiamo che la prossima generazione vedrà scarseggiare il petrolio ma, se noi smettessimo ora di utilizzarlo per fini energetici e lo utilizzassimo solo per i fini di sintesi, ne avremmo a disposizione una quantità sufficiente per parecchi secoli.
Quello delle risorse illimitate è un sogno folle che non potremo mai realizzare, è necessario salvare il pianeta da un capitalismo ossessionato dalla crescita e dallo sfruttamento sconsiderato delle risorse. Come afferma Adam Smith nella ”Ricchezza delle Nazioni”, non Karl Marx, “tutto per noi e niente per gli altri sembra sia stata, in tutte le epoche della storia, la vile massima dei padroni dell’umanità”. Aveva ragione Thomas Malthus a teorizzare nel suo famoso modello che nulla può crescere all’infinito. Dobbiamo renderci conto della limitatezza delle risorse, altrimenti l’efficienza energetica non basterà da sola a salvarci.
L’ultima linea difensiva dei sostenitori della crescita illimitata è dire il nostro sistema economico è un mezzo necessario per sradicare la povertà. Ma non è così. Uno dei numerosi paradossi che si presentano nell’economia mondiale è che i paesi con un alto tasso di crescita della popolazione hanno anche un basso tasso di crescita del PIL, e viceversa. Inoltre è stato stimato che negli anni novanta ci sono voluti 100 dollari di crescita globale per generare 60 centesimi di reddito nei paesi poveri.
Dobbiamo spostare l’obiettivo dalla crescita quantitativa allo sviluppo qualitativo. Crescita e viluppo non sono sinonimi. La crescita viene riferita alla quantità di beni e servizi disponibili e si misura con il PIL (Prodotto Interno Lordo) pro-capite, lo sviluppo è un concetto più ampio e comprende anche gli elementi di qualità di vita di natura sociale, culturale e politica e si misura con l’indice di sviluppo umano o HDI (Human Development Index).
L’approccio dello sviluppo umano mette le persone al centro dello sviluppo e sorge sulla convinzione che la dimensione umana dello sviluppo sia stata trascurata nel passato a causa dell’enfasi eccessiva posta sulla crescita economica. Non vuol dire necessariamente che i cambiamenti dovranno essere radicali ed estremi, gran parte delle azioni possono essere introdotte gradualmente.
Marco Nosari

