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floating gardenIl “Floating Garden“, letteralmente giardino galleggiante, a vederlo somiglia ad un’isola tropicale nell’acquario. Ideato dal designer francese Graindorge in collaborazione con Anthony van den Bossche e il Duende Studioè un innovativo sistema di purificazione dell’acqua che renderà unico il vostro acquario. Le linee sono semplici, il design è moderno, eppure riproduce un piccolo ecosistema perfettamente autosufficiente.

Sfruttando i processi naturali, l’acqua viene continuamente filtrata, pulita e riversata nell’acquario a beneficio dei pesci e senza bisogno di manutenzione. Continua a leggere

Quando si tratta di accendere caminetti e stufe, la legna da ardere è sempre più ecologica del carbone e del metano.

Il motivo è molto semplice. Quando bruciamo un combustibile fossile, il carbonio che era rimasto intrappolato sottoterra per millenni, viene immediatamente rilasciato sotto forma di anidride carbonica. I processi naturali non sono in grado di ri-assorbire la CO2 così emessa, se non in tempi geologici, perciò si provoca il suo accumulo in atmosfera che aggrava l’effetto serra.

Al contrario quando utilizziamo la legna, l’anidride carbonica derivante dalla combustione del carbonio organico, è equivalente a quella assorbita durante la crescita della pianta stessa. Bruciare il legname libera solo l’anidride carbonica già presente nell’atmosfera. Continua a leggere

Musica_digitale_ecologicaI “cari” cd non sono neppure ecologici. Il responso è netto e lo dimostra lo studio LCA (analisi del ciclo di vita) commissionato da Microsoft e redatto dai ricercatori della Carnegie Mellon University e del Lawrence Berkeley National Laboratory (pdf). E’ molto più ecologico comprare la musica sul web (ad es. con iTunesAmazon.comIbs, ecc): si usa una quantità inferiore di materiali ed energia, quindi si produce meno anidride carbonica e meno rifiuti.

Il segreto della musica digitale, similmente a tutte le tecnologie informatiche, è quello di realizzare la completa “smaterializzazione” del prodotto. Quando si scaricano gli mp3 si muovono bit invece che atomi e le emissioni derivano principalmente dall’energia elettrica spesa per tenere acceso il computer (400 gCO2/album). Continua a leggere

Cosa possiamo fare come individui per combattere il riscaldamento globale? Cambiare le lampadine con quelle a risparmio energetico, utilizzare la bicicletta ed i mezzi pubblici al posto dell’auto, abbassare il termostato, non lasciare gli elettrodomestici in stand-by, consumare i prodotti locali, mangiare meno carne, piantare un orto… Ci viene richiesto di adottare piccoli gesti quotidiani ma, di fronte alla sproporzione tra l’enormità del problema e la limitatezza di ciò che possiamo fare, viene naturale domandarsi se la ricetta giusta sia veramente questa. Ne vale la pena? Cosa dovrebbe spingerci a comportarci in modo virtuoso quando sappiamo benissimo che il nostro vicino di casa con il suo nuovo suv vanifica ogni nostro sforzo per limitare l’impronta ecologica? Continua a leggere

La geoingegneria propone di agire artificialmente sul clima per riportare in pochi anni la Terra alle temperature dei tempi della prima rivoluzione industriale ma gli interventi suggeriti sono pericolosi, gli effetti collaterali difficilmente prevedibili.

Invece di fermare il riscaldamento globale nel modo tradizionale, ovvero ridurre le emissioni di anidride carbonica e gas serra (il cui costo stimato è di mille miliardi di dollari all’anno), la geoingegneria studia soluzioni alternative.

Fino a qualche anno fa queste  proposte sarebbero state considerate fantascienza, idee di qualche scienziato pazzo, eppure John Holdre, consigliere scientifico del presidente degli Stati Uniti Barak Obama, ha dichiarato, che l’amministrazione potrebbe prenderle in considerazione “se la situazione sarà abbastanza disperata”.  Continua a leggere

Se è vero che la storia si ripete, le perplessità sul futuro sorgono spontanee.

Gli aspetti ambientali devono essere sempre presi in considerazione in ogni fase dell’attività umana perchè la mancata attenzione, anche se in buona fede, provoca sempre conseguenze.

In passato, in risposta ad esigenze reali e di significativa rilevanza, sono state adottate soluzioni senza considerare le iterazioni con l’ambiente, e si sono prodotte conseguenze a lungo termine che allo stato attuale non siamo ancora riusciti a risolvere. Oggi fortunamente abbiamo gli strumenti e la consapervolezza necessaria per fare le scelte giuste, perciò non possiamo incorrere negli stessi errori, la storia non può e non deve ripetersi.

Alcuni esempi?

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“La corsa ad accumulare profitti in poco tempo ha messo in ginocchio la finanza globale e minaccia la sopravvivenza del pianeta. Il sistema è al collasso. Dobbiamo rallentare.”  (Carleen Hawn, Ode, Stati Uniti) E’ una verità scomoda ma il modello della crescita illimitata non sarà la scelta vincente per il futuro. Perchè?

I difensori della crescita illimitata sono convinti che la creatività e la capacità produttiva dell’uomo non abbia limiti e che il nostro sistema economico è un mezzo necessario per sradicare la povertà. Si sente dire che se esauriremo le nostre risorse ne troveremo delle altre, se finiranno anche le altre andremo nello spazio, l’universo è una risorsa potenzialmente infinita, la tecnologia ci salverà da qualsiasi problema e porterà il benessere a tutta la popolazione terrestre. Continua a leggere

Ho già parlato in precedenza di eco-efficienza ma, come si realizza? Cosa significa migliorare le prestazioni ambientali? Ma soprattutto, conviene farlo?

La qualità dell’ambiente va considerata come una caratteristica essenziale della qualità della vita in una società, e quindi come caratteristica essenziale della qualità dello sviluppo economico.

Naturalmente ci si può chiedere come sia possibile sfruttare l’ambiente ed al tempo stesso preservarlo, visto in particolare che lo sviluppo economico comporta anche una crescita nel tempo nella produzione di beni e servizi. Per questo appare difficile non solo diminuire, ma addirittura mantenere costante il flusso di sfruttamento delle risorse ambientali. Continua a leggere

La formula dell’impatto ambientale “IPAT equation” può essere utilizzata per fare scenari previsionali. Di seguito, considerando l’attuale modello di crescita economica e note le condizioni del 2000, si troveranno quelle del 2050, ipotizzando di voler eliminare le disparità attualmente esistenti nell’accessibilità delle risorse fra i paesi poveri e quelli ricchi (anche i paesi in via di sviluppo vorranno poter avere o dovrebbero avere lo stesso benessere dei paesi ricchi) e di volere nel contempo dimezzare il nostro impatto ambientale sulla Terra perchè quello attuale non è sostenibile. Continua a leggere

La prossima Conferenza di Copenhagen dal 7 al 18 Dicembre sarà decisiva per discutere sui cambiamenti del clima e sugli impegni che ogni stato dovrà assumersi nell’era del post-Kyoto ovvero dopo il 2012.

Infatti il Protocollo di Kyoto, riguardante misure per combattere il riscaldamento globale, è stato sottoscritto nel 1997 da 160 paesi, è entrato in vigore il 16 febbraio del 2005 e prevede l’obbligo di operare una riduzione delle emissioni dei gas serra nel periodo 2008-2012, in una certa misura % rispetto alle emissioni registrate nel 1990 (considerato come anno base). Continua a leggere

Green Rankings

Pubblicata da Newsweek una classifica delle 500 maggiori aziende statunitensi in base all’impatto ambientale, alle strategie attuate per ridurlo e la percezione di questo impegno presso il pubblico.

Nei primi posti troviamo soprattutto le imprese del settore tecnologico:

  1. Hewlett-Packard
  2. Dell
  3. Johnson & Johnson
  4. Intel
  5. IBM

Scorrendo la lista troviamo invece in coda  le multinazionali della industria manifatturiera, della industria pesante, dei trasporti e dell’oil and gas. Continua a leggere

Nelle nostre case si respira tutt’altro che aria sana. I truciolati, le lacche e le vernici dei mobili possono essere fonte di solventi organici e formaldeide; amianto e fibre di vetro li troviamo nei vecchi materiali isolanti. Molti prodotti per uso igienico in casa contengono ammoniaca, cloro e acetone che diffondono negli ambienti. Apriamo le finestre ma il traffico veicolare e gli impianti di combustione per il riscaldamento sono direttamente responsabili  delle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx), residui carboniosi (HC), anidride solforosa (SO2), idrocarburi e polveri.  L’elenco potrebbe continuare ancora come si legge nella tabella sottostante (da Abitare una casa sana, Giuliano Bressa).

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